Insegnamento
Insegno informatica in aula, e fuori dall’aula dal 2015
Insegno informatica all’Istituto Fauser di Novara. Il resto della giornata scrivo software che deve stare in produzione, e le due cose si tengono: gli esercizi che do si rompono nei punti in cui si rompe il codice vero, non in quelli in cui è comodo che si rompa. Fuori dall’aula insegno da prima di entrarci — corsi di formazione digitale per enti del terzo settore e pubbliche amministrazioni fra il 2015 e il 2017, mentoring a startup da allora a oggi, e otto anni di revisioni del codice fatte a sviluppatori junior in azienda. Quello che cambia da oggi non è l’attività: sono le due strade per chiedermela.
Chi me le chiede
Le richieste che arrivano sono quattro, e sono molto diverse fra loro.
Uno studente che è rimasto indietro, o che è andato avanti
Un’ora di informatica a settimana basta a seguire il programma e non basta a nient’altro. Chi è rimasto indietro ha un punto preciso in cui si è perso, e quasi mai è quello dell’ultima verifica. Chi è andato avanti si annoia, che è un problema più difficile da raccontare e più facile da risolvere.
Una persona che si sta ricollocando
Non ha quindici anni e non ha un programma da rispettare: ha una scadenza vera e deve saper fare qualcosa, non averlo sentito spiegare.
Una scuola o un ente che ha bisogno di un modulo coperto
Un corso su un argomento che in organico non c’è, con materiali che restano alla scuola dopo che io sono andato via.
Un’azienda che ha un team da portare su una tecnologia
Qui la parte difficile non è il contenuto: è che le persone in aula hanno punti di partenza diversi e tornano a lavorare il pomeriggio. Il programma si tara su quello.
E poi c’è una quinta richiesta, che arriva da chi insegna: come è impostato un modulo, come si valuta una consegna, dove sono i materiali. A quella rispondo volentieri e gratis — i repository dei corsi sono fatti per essere letti anche da un collega.
Due strade
Una call, e poi lezioni uno a uno
Mezz’ora per capire da dove parti davvero, e poi lezioni individuali su quello. Il programma lo scriviamo dopo la call, non prima: scriverlo prima vorrebbe dire inventarmi il tuo punto di partenza.
Una domanda per entrare in una classe
Una classe è un corso con un programma, un gruppo e un calendario. Si entra con una domanda e non con un carrello, perché un gruppo funziona solo se chi lo compone parte da posizioni vicine: se la classe è giusta per te lo decide il livello, non l’ordine di arrivo.
Com’è una lezione uno a uno
Si parte dalla call. Mezz’ora, e non è una lezione di prova: serve a capire che cosa sai già fare, che cosa deve essere vero fra due mesi, e se la strada che hai in mente è quella giusta. Se quello che ti serve non sono lezioni — succede, soprattutto con chi si ricolloca — te lo dico lì.
Poi si lavora su codice. Non su esercizi costruiti per funzionare: su codice che fa quello che fa il codice vero, cioè rompersi. Ogni consegna riceve un riscontro scritto, perché una correzione fatta a voce si dimentica e una scritta si rilegge.
Fra una lezione e l’altra resto raggiungibile in asincrono. Chi è rimasto indietro ha bisogno di chiedere nel momento in cui si blocca, non sette giorni dopo.
Che cos’è una classe
Una classe ha un programma scritto, un numero di ore dichiarato e un gruppo che comincia e finisce insieme. Non è un corso registrato: se fosse registrato lo venderei, non ti chiederei di fare domanda.
Il calendario di un’edizione lo decidono le domande. Nella domanda ti chiedo quante ore a settimana riesci a metterci e in quali fasce, e la data di partenza esce da lì: fissare un calendario prima di sapere chi c’è dentro è il modo più rapido per fare partire una classe con tre persone su cinque che non possono venire.
Le classi che apro per prime
- Basi di dati e SQL — Per chi deve interrogare dati veri e non solo passare l’interrogazione.
- Costruire e pubblicare un’applicazione web — Front-end, API, dati che restano, messa online.
- AI applicata, usata con la testa — Far rispondere un modello sui propri dati, e soprattutto verificare che cosa ha risposto.
Se la classe che ti serve non c’è, scrivimelo nella domanda: le edizioni le apro dove le domande si accumulano.
Su cosa
Le cose che insegno stanno in tre famiglie.
Le basi che servono a tutto il resto
Come si pensa un algoritmo, come si scrive una query che non mente, come si lavora in branch senza perdere il lavoro di tre giorni.
Costruire qualcosa e metterlo online
Front-end, API, persistenza, container, il deploy — cioè la differenza fra un progetto che gira sul tuo portatile e uno che gira.
Dati e AI applicata
Estrarre e ripulire dati reali e vedere dove si rompono; usare un modello sui propri dati con embeddings e RAG, conoscerne i limiti e verificarne le risposte.
Ci sono anche gestione progetto, sicurezza e GDPR per chi scrive codice, e il programma per esteso — moduli, ore e prerequisiti — sta nel curriculum da docente. Qui tengo solo i titoli, perché la cosa che decide un percorso non è il mio elenco: è il tuo punto di partenza.
Come insegno
Sei cose che valgono in tutti i casi, e che puoi verificare chiedendomele.
- Materiali propri e versionati: un repository per corso, aggiornato lezione per lezione, che resta agli studenti anche dopo — non slide che invecchiano in un drive.
- Esercitazioni su codice reale, con gli errori veri che si incontrano fuori dall’aula, non esempi costruiti per funzionare.
- Revisione individuale del lavoro: ogni consegna riceve un riscontro scritto, perché la correzione collettiva aiuta chi ha già capito.
- Disponibilità fra una lezione e l’altra, in asincrono, per chi rimane indietro o vuole andare avanti.
- Programma riadattato in corsa sulle richieste della classe e del committente: il piano iniziale è un’ipotesi, non un contratto con me stesso.
- Attenzione all’accessibilità e ai bisogni specifici, per esperienza diretta di progettazione e formazione con persone con disabilità.
Domande frequenti
A chi sono rivolte le lezioni?
Studenti di istituto tecnico e di università, adulti che si stanno ricollocando, team aziendali, e colleghi che insegnano le stesse materie. Il punto di partenza cambia tutto, il metodo molto meno.
Si fa da remoto o in presenza?
Le lezioni individuali da remoto, ed è il motivo per cui non ti chiedo dove abiti. I corsi in sede, per una scuola o un’azienda, si concordano caso per caso.
Quanto costa?
Dipende da quante ore e da quante persone, e si definisce nella call. Non c’è un listino perché non c’è un percorso uguale all’altro: un ragazzo che ha un punto preciso da recuperare e un team di sei persone da portare su una tecnologia non sono la stessa cosa, e un prezzo unico sarebbe sbagliato per entrambi.
Perché per entrare in una classe serve una domanda?
Perché in una classe il livello degli altri è parte di quello che compri. La domanda è corta e serve a verificare una cosa sola: che tu e il gruppo partiate da posizioni abbastanza vicine perché le ore servano a tutti. Rispondo a tutte le domande, anche quando la risposta è che quella classe adesso non è quella giusta.
Garantite un miglioramento dei voti?
No, e nessuno può. Quello che posso dire è che cosa succede con il lavoro consegnato: ogni consegna riceve un riscontro scritto, e dopo poche settimane si vede se il punto in cui ti bloccavi si è spostato. Se non si sposta, è una cosa che ti dico io prima che tu lo chieda a me.
I materiali restano?
Sì. Un repository per corso, aggiornato lezione per lezione, che resta a chi ha seguito anche dopo la fine. Non slide che invecchiano in un drive.
Posso chiedere le stesse lezioni per la mia scuola o per il mio team?
Sì, e si parte dalla stessa call. Quello che cambia è che il programma lo tariamo su chi avrai in aula, non su una persona.
Che differenza c’è con i corsi SEO e GEO?
Quelli sono un’altra cosa e stanno su un’altra pagina: li erogo come GrowFlow Studio, sono rivolti a imprese e parlano di come farsi trovare. Qui si parla di scrivere software e di capirlo.
Mezz’ora, per capire da dove parti
Non è una lezione di prova e non è un preventivo. Serve a sapere tre cose: che cosa sai già fare, che cosa deve essere vero fra due mesi, e se le lezioni sono davvero lo strumento giusto. Se non lo sono, te lo dico lì — è più veloce per entrambi.
Chiedi una callFare domanda per una classe
La domanda è corta e serve a una cosa sola: capire da dove parti, perché in una classe il livello degli altri è parte di quello che ricevi. Rispondo a tutte, anche quando la risposta è che quella classe adesso non è quella giusta — e in quel caso ti dico qual è.